Le vittime hanno acquistato su Amazon
una guida economica per i principianti su raccolta di funghi, non
sapendo che il testo e le immagini del libro erano stati creati da
una rete neurale. Il libro conteneva le descrizioni su come cucinare
funghi potenzialmente velenosi.
Gli inglesi hanno cucinato i
funghi secondo la ricetta e si sono avvelenati. È vero, il loro
avvelenamento non è stato fatale, ma comunque spiacevole. L'utente
indignato ha inviato il libro per un'indagine. Si è scoperto che
l'intelligenza artificiale ha combinato i guai. La macchina ha
generato immagini di funghi che non corrispondevano al loro nome.
“La settimana scorsa tutta la mia
famiglia era in ospedale dopo aver mangiato accidentalmente funghi
velenosi. Mia moglie ha acquistato un libro da un grande negozio
online per il mio compleanno. Il libro si intitola più o meno:
Mushrooms of Great Britain: A Guide to Foraging Safe and Edible
Mushrooms. Include foto di funghi per aiutarti a identificarli
ciascuno.
Sfortunatamente, le informazioni
contenute nel libro non erano accurate. Un'indagine più approfondita
ha rivelato che le immagini dei funghi erano state generate
dall'intelligenza artificiale. Ci sono anche incongruenze nel testo e
domande o affermazioni casuali che mostrano "copia-incolla"
della risposta dalla rete neurale. Ad esempio: “In conclusione, le
spugnole sono funghi deliziosi che possono essere consumati da agosto
a fine estate. Fammi sapere se posso aiutarti con qualcos'altro."- ha chiarito l'utente interessato.
Possiamo solo sperare che il computer
abbia commesso accidentalmente un errore e che questa non sia una
cospirazione contro l'umanità.
È interessante notare che dopo
che la situazione con l'avvelenamento da funghi è stata
pubblicizzata dai media, Amazon ha cercato di mettere a tacere la
situazione. L'azienda ha chiesto alla famiglia di restituire il libro
in cambio di un modesto compenso.
Pediatria a Bassano, arrivano 4 robot assistenti per i bambini.
Uno è ispirato al cantante Elio (e le Storie tese) L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Padova
Giovedì 18 gennaio 2024 NORDEST > VICENZA-BASSANO
BASSANO DEL GRAPPA - Si chiamano i-Elio 2.0, Mammolo, Pisolo e Dotto: sono 4 avveniristici robot che oggi pomeriggio, 18 gennaio 2024, hanno invaso pacificamente la Pediatria dell’ospedale San Bassiano regalando sorrisi e un’esperienza da ricordare ai piccoli pazienti ricoverati nel reparto. Non si pensi però a dei semplici giocattoli: i dispositivi portati in reparto sono infatti degli “assistenti pediatrici”, ovvero robot progettati per ridurre i livelli di ansia e di stress nei bambini ricoverati in ospedale, ma anche per favorire la relazione nei casi di difficoltà di comunicazione.
LA TRANSUMANISTA TRANSIZIONE DIGITALE
NON AVANZA SOLO NEGLI OSPEDALI
Principalmente i luoghi pubblici: ospedali, scuole, uffici, pubbliche amministrazioni, ma anche case di cura e università. Sono questi i siti sensibili dove i transumanisti stanno inserendo robot, pagamenti elettronici, Intelligenza artificiale, digitalizzazione esclusiva.
A seguire i luoghi privati gestiti dalle multinazionali o da grosse catene, come negozi, supermercati senza cassieri né casse.
In mezzo, tra pubblico e privato, i territori, le città, in transito per le Smart cities con telecamere e sorveglianza da remoto.
Stanno cambiando la società civile per poi proseguire nel cambiamento dell'umanità, dal 5G al 6G, dall'Internet delle cose all'Internet dei corpi.
Entro il 2024, Samsung prevede di dotare tutti i suoi nuovi dispositivi consumer con microchip gestiti dall’intelligenza artificiale, per fornire funzionalità aggiuntive e aiutare i consumatori.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale negli elettrodomestici fornirà una visione artificiale, il riconoscimento vocale e l’integrazione con l’assistente vocale Bixby, consentendo ai dispositivi di rispondere alle domande degli utenti e di integrarsi con tutti i dispositivi domestici compatibili.
Inoltre, la nuova linea di dispositivi contribuisce allo sviluppo dell'ecosistema SmartThings, il sistema di casa intelligente proprietario di Samsung, dove tutto è gestibile da remoto con il proprio telefono cellulare (Samsung naturalmente).
Tuttavia, alcuni consumatori hanno espresso preoccupazioni in merito alla sicurezza e alla privacy (ma dai!! 😂) quando utilizzano elettrodomestici abilitati all’intelligenza artificiale che possono vedere, ascoltare, comunicare, prendere decisioni autonome ed essere controllati a distanza da Samsung.
Purtroppo la direzione del mondo è questa: stordimento digitale ovunque.
Siamo
stati alla sede di Amazon ad incontrare Dave Limp, l'uomo che guida la
divisione hardware e i progetti speciali di Amazon. Gli abbiamo chiesto
quello che tutti da qualche mese si stanno chiedendo, ovvero perché
Alexa oggi non riesce ad essere come ChatGPT.
L’appuntamento
con Dave Limp è alle 9 del mattino, c’è tempo per un veloce caffè.
Siamo a Seattle, downtown, e la cameriera di Starbucks che ci prepara
l’americano sorride. Finalmente la città è tornata a vivere. Fatta
eccezione per lo Space Needle, la torre simbolo della città, quasi tutti
i grattacieli in questa zona sono parte di quella che potremmo definire
“Amazon Town”, una città dentro la città. I dipendenti di Amazon sono
tornati al lavoro proprio questa settimana, e prima di loro le strade
erano vuote: per quasi due anni hanno lavorato da casa.
Attorno alla 7th Avenue Jeff Bezos ha costruito il suo impero, e
proprio di fronte all’ingresso di “Day 1”, il building principale, ci
imbattiamo nella roulotte che distribuisce gratis banane a tutte le
persone che passano davanti, dipendenti e non. L’ha voluta Bezos, una
sorta di riconoscenza verso la città che lo ha accolto ma anche la
dimostrazione che ogni cosa in Amazon è stata studiata e pensata in
chiave efficienza. La banana è l’unico frutto che costa poco, ha un
contenitore naturale compostabile (la buccia), non deve essere lavato e
può essere mangiato a mani nude.
Dave Limp ci aspetta al quinto piano: è il Senior Vice President di
Amazon Devices & Services, ed è i vertice di una piramide composta
da decine di migliaia di persone che hanno dato vita ai prodotti più
noti di Amazon come Alexa, Echo, Kindle, FireTV, Ring, Link ed Echo.
Limp sta lavorando anche ai due progetti più ambiziosi di Amazon,
Project Kuiper, il competitor di Starlink nato per portare la
connettività nei posti dove ancora oggi arriva il rame (e la fibra
difficilmente arriverà) e Zoox, l’azienda che sta sviluppando i veicoli a
guida autonoma per la mobilità sostenibile cittadina.
Dave Limp, Senior Vice President di Amazon Devices & Services
Con una carriera iniziata in Apple, dove ha lavorato fino al 1996, e
una laurea in matematica e computer science, Limp è l’uomo giusto nel
momento giusto, quello dove l’intelligenza artificiale è diventata
oggetto di dibattito in tutto il mondo per le sue potenzialità ma anche
per le eventuali problematiche a lei connesse.
È anche l’uomo che può rispondere alla domanda che si stanno facendo
un po’ tutti negli ultimi mesi: perché Alexa non riesce ad essere come
ChatGPT? Possibile che Amazon, con le competenze che ha e gli ingegneri
che ha, non riesce a dare ad Alexa una intelligenza simile a quella del
motore che ha avuto negli ultimi mesi una diffusione impressionante?
Limp non è un uomo di marketing, è un informatico, e il suo approccio è diretto. “Oggi
tutti sono sorpresi dell’intelligenza artificiale. Chi ha provato
ChatGPT ha avuto una epifania, è rimasto sbalordito e sorpreso da quello
che si poteva fare. Io no, o meglio, ho vissuto questa crescita in modo
graduale anche perché già 14 anni fa utilizzavamo l’intelligenza
artificiale per il controllo delle frodi in Amazon. La mia epifania l’ho
avuta 18 mesi fa, molto prima della diffusione di ChatGPT, quando il
team di Alexa ha sviluppato un Large Language Model di 20 miliardi di
parametri e ho visto con i miei occhi cosa era in grado di fare questo
modello. Ero sbalordito.” ci spiega Limp.
Il riferimento è a Alexa TM 20B, dove TM sta per Teacher Model e 20B
sta per 20 billion, i miliardi di parametri utilizzati dal modello.
Amazon si è ispirata come base a GPT-3, ma l’ha esteso e lo ha
trasformato da architettura decoder-only ad architettura decoder -
encoder.
Cosa vuol dire questo? Alexa funziona analizzando una richiesta vocale e dopo averla capita attiva un intento: “Utilizza Apple Music per riprodurre una canzone di Mengoni” richiama l’intento “play-music” al quale vengono passati parametri come Apple Music e Mengoni.
Il nuovo modello Alexa Teacher Model, una volta allenato con una
combinazione di intenti e richieste, non solo è in grado di generare
automaticamente le possibili richieste per ogni intento, ad esempio per “get-news-update” genererà “Mi puoi leggere le ultime notizie dall’Italia”,
ma sarà in grado automaticamente di generare anche tutte le eventuali
richieste per quell’intento nelle lingue parlate da Alexa, senza bisogno
di farlo a mano. Un modello che scrive le istruzioni per migliorare se
stesso e per rendere Alexa più intelligente.
Il modello AI di Alexa stile ChatGPT non solo può rispondere, ma può anche creare istruzioni per migliorarsi
Già da 18 mesi Amazon ha quindi in casa un modello LLM che non solo ragiona allo stesso modo di ChatGPT, ma è in grado a sua volta di migliorarsi andando a coprire anche tutte le esigenze multi-linguistiche di Alexa.
Un modello particolarmente efficiente, che oltre ad essere unico
nelle sue funzionalità ha anche un impatto ambientale durante la fase di
addestramento cinque volte inferiore rispetto a quello di GPT-3.
Questo modello rappresenta un passo in avanti enorme per Alexa e per lo sviluppo di Alexa in tutti i linguaggi. “Pensate
ad una nuova funzionalità legata alla sveglia del vostro Echo Dot -
spiega Limp - grazie al nuovo modello possiamo sviluppare quella
funzionalità in inglese e dopo averla data in pasto ad AlexaTM 20B,
dall’altra parte, senza far nulla, esce la versione giapponese
perfettamente funzionante. Un po’ come un manuale di istruzioni: il
manuale lo scriviamo in inglese, e tutti coloro che conoscono l’inglese
sanno esattamente cosa devono fare e come. Il lato più affascinante di
questo teacher model è che lavora come una sorta di pietra di Rosetta ma
non sappiamo esattamente come funziona, sappiamo solo che funziona.”
Limp ci mette davvero poco a farci capire che Amazon non è affatto
indietro rispetto a GPT di OpenAI o a PaLM di Google, ma semplicemente
che per il modo in cui lavora Alexa non è pensabile oggi prendere una
intelligenza artificiale generativa, metterla dentro uno smart speaker e
pensare che vada tutto bene.
Ci fa l’esempio di una persona
che chiede ad Alexa di accendere le luci della sala da pranzo. Una IA
generativa potrebbe pensare che si tratti della sala dove si pranza di
solito, e quindi accende le luci della cucina. Lo fa una volta, lo fa
due volte e alla terza volta l’utente smette di usare quella
funzionalità. Esistono situazioni dove ci si può aspettare una minore
precisione, ma per alcuni aspetti Alexa ha bisogno di essere precisa al
100% e di eseguire alcune operazioni alla lettera, senza metterci troppa
astrazione. Si pensi ad esempio ai prezzi degli oggetti da acquistare a
voce, Alexa deve essere precisa nell’indicare un prezzo non può dare un
prezzo di stima in base alle informazioni che aveva quando è stata
allenata.
Limp ci spiega che molti modelli generativi vengono già usati per e
risposte di Alexa e che nei prossimi mesi vedremo Alexa diventare sempre
più intelligente, anche se bisogna capire che il tipo di funzionamento
che si chiede ad un assistente vocale è differente da quello che si
chiede ad un chatbot su computer, come ad esempio ChatGPT.
"Non si può prendere il modello di ChatGPT e metterlo dentro uno smart speaker"
Riflettendo sulle parole di Limp pensiamo subito alle differenze che
ci sono oggi quando viene fatta una richiesta ad Alexa e quando viene
fatta una richiesta a ChatGPT. La prima sta proprio nella richiesta, che
nel caso di Alexa viene fatta a voce: il dispositivo non manda l’intera
richiesta ai server, per questioni di privacy, ma si limita a capire
l’intento e ad estrarre alcuna parole chiave che servono per fornire la
risposta. ChatGPT, quando facciamo una richiesta, non parte da una serie
di parole e neppure da un comando vocale ma da una richiesta ben
precisa, richiesta che viene inviata per intero al server e motivo anche
di problematiche legate alla tutela dei dati e alla privacy.
Il secondo aspetto è proprio la risposta: ChatGPT può permettersi di restituire una risposta esaustiva sottoforma di testo, ma se la stessa risposta venisse ripetuta da Alexa a voce risulterebbe lunga e noiosa,
probabilmente le persone non l’ascolterebbero per intero. Ecco perché
il nuovo modello AlexaTM è ad oggi, secondo Amazon, il miglior modello
capace di sintetizzare informazioni e fare riassunti di informazioni più
lunghe: chi cerca una informazione vuole una risposta breve e coincisa.
Il modello LLM di Alexa è tra i migliori modelli esistenti in grado di riassumere testi
Infine c’è l’output, che nel caso di Alexa è vocale e nel caso dei
chatbot è testuale: un utente oggi legge il testo generato da ChatGPT a
mente utilizzando la sua voce, mentre nel caso di Alexa ascolta
informazioni con la voce di un altro, una voce sintetizzata simile ad
una voce naturale ma non perfetta.
Il manager di Amazon spiega che nel confronto con ChatGPT ci sono
aspetti dove Alexa use già vincente, anche perché oggi l’assistenza di
Amazon è in grado di fare cose che ChatGPT non può fare considerando che
il suo addestramento è basato su dati risalenti al 2021: “Se chiedo
ad Alexa quanto hanno fatto i Lakers ieri contro Golden State, chi ha
segnato più punti e quanti punti ha fatto Steph Curry Alexa è in grado
di rispondermi, ChatGPT fa scena muta”.
Limp ha capito che la nostra richiesta era leggermente differente, ci
interessa sapere quando Alexa, oltre a fare cose che ChatGPT non può
fare, sarebbe stata in grado di fare quello che oggi i chatbog
generativi sanno benissimo fare.
“Se volete che vi dica quando Alexa sarà in grado di raccontarvi
la storia di quella volta che il capitano Kirk ha incontrato i triboli
sulla stazione spaziale K-7 beh, prevedo un orizzonte temporale di 12 -
18 mesi” conclude Limp.
Un robot in ogni casa entro 5/10 anni
Per la terza volta, durante la nostra conversazione, viene citato
Star Trek. Ci prendiamo un momento di tempo per fare una ricerca su
Google, e scopriamo che nel 2017 Limp stesso, già a capo del team di
Amazon device, ipotizzava un futuro dove Alexa fosse in grado di fare
esattamente quello che può fare il computer di bordo in una serie di
fantascienza come Star Trek. Ripercorriamo a mente i passi fatti da
Amazon in questi anni per inseguire quella visione e riusciamo ad
annodare tutti i fili: Amazon sapeva, fin dal principio, che sarebbe
stato molto più difficile fare un computer che fosse in grado di reggere
una conversazione a voce rispetto ad un computer onnisciente. Ha prima
creato il miglior sistema per la comprensione vocale on-device, e
successivamente ha lavorato per entrare nelle case di tutti portando
prima i dispositivi Echo e poi la domotica.
La casa è per Limp
quello che l’Enterprise rappresenta per il capitano Kirk. Il bello
inizia adesso, perché Amazon ha già lavorato al modello generativo che è
in grado di sapere tutto e di rispondere su tutto, l’unica cosa che gli
manca è evitare di renderlo noioso con risposte lunghe, deve essere
discorsivo. Ci stanno arrivando.
Anzi, se pensiamo alla fantascienza la prima cosa che ci viene in
mente non è tanto un computer immobile, quanto un robot che risponde,
aiuta, sorveglia. Il primo si chiama Astro, e il nome non è casuale, ma è
solo un primo passo verso quelli che saranno i prodotti di Amazon per i
prossimi anni. “Abbiamo una teoria - ci dice Limp - potete essere
d’accordo oppure no, ma crediamo che da qui a cinque / dieci anni ogni
casa avrà un robot. Un robot che si muove, perché una lavastoviglie oggi
non è altro che un robot, capace di fare qualcosa al posto dell’uomo".
"Astro è un robot ricreativo - prosegue Limp - chi lo ha ordinato
lo ama, ma stiamo già guardando avanti e l’acquisizione di iRobot guarda
in quella direzione. iRobot è leader nel settore della pulizia
domestica e ha un reparto ricerca e sviluppo avanzatissimo sugli
algoritmi che servono per muoversi correttamente all’interno di un
ambiente domestico. Oggi ci sono Echo e Astro, domani ci saranno robot
ancora più utili capaci di reggere una conversazione e di mostrarsi
proattivi”.
Alexa è stata spesso criticata in questi ultimi anni, non ha portato i
guadagni previsti per Amazon e la divisione è stata colpita di recente
anche da alcuni tagli di personale, ma parlando con Limp abbiamo avuto
l’impressione che loro lo avessero sempre saputo che i primi anni
sarebbe stato così, che Alexa sarebbe stato questo che abbiamo oggi. Un
assistente che può far tanto, ma per certi aspetti ancora troppo
giovane.
Il sole è ormai alto su Seattle, e si riflette sulle biosfere volute
da Bezos di fronte al quartier generale di Amazon. Ci aspettano per
vedere le 40.000 specie di piante presenti, ma prima un ultimo saluto a
Limp e ad Alexa: “Lunga vita e prosperità”.
L'interno delle "bio-sfere" di Amazon: 40.000 specie di piante, posti per lavorare e un barFonte qui