Cosa è Emma, l’intelligenza
artificiale italiana che suscita l’ilarità del web
Il
modello di Egomnia rilancia il tema della sovranità tecnologica
nazionale ma è al centro di parodie che evidenziano il divario tra
ciò che promette e ciò che è in grado di fare.
Il panorama
tecnologico italiano è
animato da Emma, una famiglia di
modelli IA
sviluppata
da Egomnia, azienda con sede a Roma
fondata da Matteo
Achilli.Emma 5,
ultimo modello uscito dai laboratori di Egomnia, è stato presentato
come una risposta della sovranità nazionale
allo strapotere delle
Big Tech d’Oltreoceano ma, alla prova dei fatti,
appare al
di sotto delle attese, tanto da avere scatenato l’ilarità
degli utenti.
Il problema principale identificato dagli
esperti non risiede tanto nelle qualità del modello IA, quanto
nella
forma di comunicazione scelta da Achilli. Tuttavia, rimanendo
aderenti al modello in quanto tale, non è tutto da buttare.
Emma
5 conta
550,4 milioni di parametri contro le migliaia di
miliardi di parametri dei modelli IA sviluppati dai colossi americani
e cinesi.
Inoltre, ha una
finestra di contesto limitata a
2.048 token e una dimensione totale di 2,46 GB e ciò ne fa un
modello di
scala educational che può essere eseguito in modo
agevole su un computer casalingo.
I parametri sono i valori
numerici interni che un modello IA apprende durante l'addestramento e
che
determinano come elabora il linguaggio, riconosce schemi e
genera risposte. Sono, di fatto, la conoscenza operativo del
modello.
Egomnia non è un colosso e non si occupa solo di
intelligenze artificiali. Nel corso del 2025 ha visto una contrazione
del fatturato (
sceso
a 1,47 milioni di euro) e ha un capitale sociale liberato di
55.075 euro.
Numeri che, pure non essendo esaustivi, aiutano a
contestualizzare la potenza di fuoco dell’azienda, ben distanti da
quelli di Big Tech.
Matteo Achilli ha costruito attorno
a Egomnia un’immagine molto più grande della reale dimensione del
business: pochi annunci,
clienti
citati in modo ambiguo, partnership gonfiate e
numeri non
verificabili.
Il prodotto di punta è una
piattaforma
per la ricerca di lavoro che funziona come un sito di annunci sul
quale le aziende pubblicano offerte e i candidati i propri curricula,
lasciando a un algoritmo il compito di ordinare i profili nel modo
più compatibile e opportuno.
Molte aziende indicate come clienti
o partner non confermano rapporti attivi, e diversi loghi presenti
sul sito risulterebbero usati in modo improprio.
La piattaforma
vive soprattutto di integrazioni con agenzie interinali come
Gi Group, che riempiono automaticamente la bacheca di annunci.
I
bilanci, citati sopra, mostrano una struttura minima,
poco
personale e ricavi modesti,
mentre Achilli continua a
comunicare valutazioni miliardarie e investitori non dichiarati.Nel
corso del 2024, stando alle informazioni dell’Euronext Growth Milan
(la borsa italiana per le piccole e medie imprese),
Egomnia
aveva un valore di capitalizzazione di 2,3 milioni di
euro.
L’immagine che Achilli rende al pubblico è quindi
molto più brillante della realtà operativa della startup.Cosa
rimproverano gli utenti a EmmaAl di là dei meme e del
sarcasmo, di Emma vengono riconosciuti i
limiti che cozzano contro
la narrazione che ne ha fatto Achilli.Più che un
prodotto che può fronteggiare Big Tech, Emma 5 è un modello IA che
può servire a creare esperimenti (anche scolastici) per capire come
funziona un LLM,
lontano da ogni ambizione di mercato ma dal
buon
valore educativo.
Gli
errori compiuti da
Emma e
la lentezza con cui risponde non sono altro che
una
debolezza nella coerenza logica, funzionalità che non rientrano
nelle capacità di un modello da 550 milioni di parametri.
Sono
il modo in cui è stato presentato e le attese tradite ad aver fatto
di Emma un meme; tuttavia la sovranità tecnologica italiana è un
tema attuale e sentito che, però, ha bisogno di ben altro ordine di
investimenti e di infrastrutture.Fonte