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lunedì 27 luglio 2026

Succede a Genova

GENOVA: Tremila telecamere spieranno i cittadini per addestrare la IA, tutto taciuto da media e comune in barba alla privacy e alla trasparenza.

Fonte


Intanto:



giovedì 25 giugno 2026

Emma il nuovissimo modello di IA fatto in Italia al 100%

 





Cosa è Emma, l’intelligenza artificiale italiana che suscita l’ilarità del web

Il modello di Egomnia rilancia il tema della sovranità tecnologica nazionale ma è al centro di parodie che evidenziano il divario tra ciò che promette e ciò che è in grado di fare.

Il panorama tecnologico italiano è animato da Emma, una famiglia di modelli IA sviluppata da Egomnia, azienda con sede a Roma fondata da Matteo Achilli.

Emma 5, ultimo modello uscito dai laboratori di Egomnia, è stato presentato come una risposta della sovranità nazionale allo strapotere delle Big Tech d’Oltreoceano ma, alla prova dei fatti, appare al di sotto delle attese, tanto da avere scatenato l’ilarità degli utenti.

Il problema principale identificato dagli esperti non risiede tanto nelle qualità del modello IA, quanto nella forma di comunicazione scelta da Achilli. Tuttavia, rimanendo aderenti al modello in quanto tale, non è tutto da buttare.

Emma 5 conta 550,4 milioni di parametri contro le migliaia di miliardi di parametri dei modelli IA sviluppati dai colossi americani e cinesi.
Inoltre, ha una finestra di contesto limitata a 2.048 token e una dimensione totale di 2,46 GB e ciò ne fa un modello di scala educational che può essere eseguito in modo agevole su un computer casalingo.
I parametri sono i valori numerici interni che un modello IA apprende durante l'addestramento e che determinano come elabora il linguaggio, riconosce schemi e genera risposte. Sono, di fatto, la conoscenza operativo del modello.

Egomnia non è un colosso e non si occupa solo di intelligenze artificiali. Nel corso del 2025 ha visto una contrazione del fatturato (sceso a 1,47 milioni di euro) e ha un capitale sociale liberato di 55.075 euro.
Numeri che, pure non essendo esaustivi, aiutano a contestualizzare la potenza di fuoco dell’azienda, ben distanti da quelli di Big Tech.

Matteo Achilli ha costruito attorno a Egomnia un’immagine molto più grande della reale dimensione del business: pochi annunci, clienti citati in modo ambiguo, partnership gonfiate e numeri non verificabili.

Il prodotto di punta è una piattaforma per la ricerca di lavoro che funziona come un sito di annunci sul quale le aziende pubblicano offerte e i candidati i propri curricula, lasciando a un algoritmo il compito di ordinare i profili nel modo più compatibile e opportuno.
Molte aziende indicate come clienti o partner non confermano rapporti attivi, e diversi loghi presenti sul sito risulterebbero usati in modo improprio.
La piattaforma vive soprattutto di integrazioni con agenzie interinali come Gi Group, che riempiono automaticamente la bacheca di annunci.
I bilanci, citati sopra, mostrano una struttura minima, poco personale e ricavi modesti, mentre Achilli continua a comunicare valutazioni miliardarie e investitori non dichiarati.

Nel corso del 2024, stando alle informazioni dell’Euronext Growth Milan (la borsa italiana per le piccole e medie imprese), Egomnia aveva un valore di capitalizzazione di 2,3 milioni di euro.

L’immagine che Achilli rende al pubblico è quindi molto più brillante della realtà operativa della startup.

Cosa rimproverano gli utenti a Emma

Al di là dei meme e del sarcasmo, di Emma vengono riconosciuti i limiti che cozzano contro la narrazione che ne ha fatto Achilli.

Più che un prodotto che può fronteggiare Big Tech, Emma 5 è un modello IA che può servire a creare esperimenti (anche scolastici) per capire come funziona un LLM, lontano da ogni ambizione di mercato ma dal buon valore educativo.

Gli errori compiuti da Emma e la lentezza con cui risponde non sono altro che una debolezza nella coerenza logica, funzionalità che non rientrano nelle capacità di un modello da 550 milioni di parametri.

Sono il modo in cui è stato presentato e le attese tradite ad aver fatto di Emma un meme; tuttavia la sovranità tecnologica italiana è un tema attuale e sentito che, però, ha bisogno di ben altro ordine di investimenti e di infrastrutture.

Fonte

lunedì 8 giugno 2026

Parrucchieri robotici e IA

I parrucchieri robotici alimentati dall'IA hanno iniziato a funzionare in diverse città cinesi, offrendo tagli ai capelli con una precisione a livello millimetrico.

Il sistema funziona in tre fasi:

• Scansione 3D — un sistema di sensori mappa la forma della testa, la geometria del viso e il tipo di capelli del cliente
• Selezione dello stile — l'utente sceglie un taglio di capelli tramite un'interfaccia digitale, e l'IA regola il percorso di taglio per corrispondere al modello scelto
• Esecuzione robotica — un braccio meccanico taglia i capelli monitorando continuamente la lunghezza in tempo reale per mantenere l'uniformità

Ogni sessione costa ¥60 (~€8), rendendola competitiva con i saloni economici. Gli sviluppatori affermano che i robot riducono i tempi di attesa e i costi operativi rispetto ai parrucchieri tradizionali.

Via @science

lunedì 3 novembre 2025

Robot domestico con IA


Negli USA hanno iniziato a vendere un robot domestico con IA Può essere acquistato per 20 mila dollari o affittato a 500 dollari al mese.

Il robot viene presentato come un assistente universale: la macchina pulisce, sistema le cose, lava i piatti, annaffia le piante e intrattiene i bambini.

La particolarità è che il primo anno l’«assistente intelligente» sarà praticamente controllato manualmente. Operatori reali (probabilmente dall’India) vedranno l’abitazione dei proprietari e guideranno l’androide mentre la sua IA «impara».

Il produttore assicura che i volti vengono sfocati e i dati protetti, tuttavia agli utenti viene consigliato di indicare in anticipo le «zone vietate» nell’appartamento.

L’altezza del robot è di 168 cm, il peso circa 30 kg. Può sollevare 70 kg e funziona fino a 4 ore senza ricarica. La produzione di massa è prevista per il 2026.

Negli USA i clienti potranno ricevere il robot in uno dei tre colori: nero, beige o grigio.

In rete stanno diventando virali video divertenti con robot. 

Diciamo che ci sono grossi margini di miglioramento. Ad esempio, è meglio se la lavastoviglie continuiate a caricarla e svuotarla voi.

Visto su: t.me/ArsenaleKappa 

lunedì 20 maggio 2024

CITOFONO CHE DECIDE CHI DEVE ENTRARE (E CHI NO)

VIVERE TRA I SENSORI NELLA CASA DOMOTICA

Intreccia con Intelligenza artificiale e wireless i dati biometrici (cioé il volto) e l'impronta digitale (il dito) di chi suona il campanello. Dopo l'installazione degli Smart Meter per la gestione da remoto dei consumi, anche l'accesso in casa diventa connesso. 

L'algoritmo potrà impedirne l'ingresso (es. morosi del mutuo) esattamente come l'accensione di un'automobile senza conducente sarà impossibile (es. se non paghi la rata della finanziaria). 

Fonte: Maurizio Martucci

sabato 2 marzo 2024

Conflitto

Ridiamoci sopra, ma questo potrebbe accadere con le deficienze digitali dell'IA?

giovedì 18 gennaio 2024

LE LEGGI DELLA ROBOTICA

Il premier cinese a Davos: "Gli esseri umani devono controllare le macchine, non il contrario"

La formazione di standard etici per l'intelligenza artificiale dovrebbe essere inclusa nell'agenda degli incontri BRICS del 2024. Questa è la volontà manifestata dal Presidente russo Vladimir Putin.


Le tre leggi della robotica sono state formulate dal biochimico e scrittore sovietico (naturalizzato statunitense) Isaac Asimov nel 1942, nello stesso racconto in cui appare per la prima volta la parola "robotica" (Runaround, incluso nella raccolta I Robot, pubblicata nel 1950). Esse regolano il funzionamento del cervello dei robot:

Un robot non può recare danno agli esseri umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno.

Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, tranne nel caso che tali ordini contrastino con la Prima Legge.

Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, purché ciò non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

In I Robot e l’Impero (1985), Asimov aggiunge poi la Legge Zero, che però è accettata solo dai robot più sofisticati. Questa legge è anteposta, in ordine di importanza, alle altre, permettendo una maggiore efficienza ai robot:

Un robot non può recare danno all’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva un danno.

 

Fonte: areeweb

Ora è facile dire che serve una regolamentazione (legge) per evitare che IA diventi pericolosa per gli umani ma, bisogna ricordare che le leggi le fanno gli umani, per gli umani. Non sono gli umani che devono essere normati, non è l'umanità, intesa sia come collettività e sia come caratteristica intrinseca agli esseri umani, che deve essere regolamentata. 
Asimov ci insegna che sono i robot e l'intelligenza artificiale che devono essere normate e  che hanno bisogno di regole certe. Ma Asimov era uno scrittore di fantascienza, nella realtà ci sono interessi politici, economici e di potere, che purtroppo e in modo innaturale e contraddittorio, hanno precedenza sull'UMANITA!